Avvisi Normativi
Avvisi Normativi

FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act)

A partire dal 1° luglio 2014 entra in vigore in Italia, con i primi adempimenti, la Normativa FATCA, attraverso la quale gli Stati Uniti intendono contrastare, con la collaborazione degli intermediari finanziari esteri, l'eventuale evasione fiscale da parte di soggetti statunitensi che operano all'estero.

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Nuova tassazione sulle rendite finanziarie

Dal 1° Luglio 2014 entra in vigore la nuova tassazione sulle rendite finanziarie (Decreto Legge n. 66 del 24 aprile 2014, convertito dalla Legge n. 89 del 23 giugno 2014).

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I servizi di investimento

Consulta i documenti utili alla comprensione dei servizi d'investimento, degli strumenti finanziari e dei rischi ad essi connessi e quindi tali da consentire decisioni consapevoli in materia di investimenti.

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Market Abuse

La disciplina sugli Abusi di Mercato (cd. Market Abuse), avente la finalità di contrastare l'abuso di informazioni privilegiate e la manipolazione del mercato finanziario, trova riferimento normativo nel Regolamento (UE) 596/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio (cd. MAR) che ha abrogato la precedente Direttiva Comunitaria in materia (2003/6/CE). Il Regolamento MAR e i relativi Regolamenti Delegati si applicano a decorrere dal 3 luglio 2016.

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Conti e rapporti dormienti

Trasferimento somme /valori ed estinzione rapporto

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze con la Legge N. 266 del 23/12/05 (art 1, comma 345) e con il relativo Decreto di applicazione N. 116 del 22/06/07 entrato in vigore 17/08/07 ( G.U . serie generale n. 178 del 02/08/2007) ha disciplinato lo stato giuridico e la...

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Cos'è l'IBAN?

L'IBAN, International Bank Account Number, è un codice bancario che identifica il conto corrente e la banca. La lunghezza dell'IBAN per l'Italia è fissata in 27 caratteri

Dal 1 gennaio 2008, l'IBAN ha sostituito progressivamente le...

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Che cos'è FATCA

La Normativa FATCA (Foreign Account Tax Compliance Act) è stata emanata il 18 marzo 2010 dal governo USA allo scopo di contrastare, con la collaborazione degli intermediari finanziari esteri, l'evasione fiscale da parte di soggetti statunitensi che operano all'estero.

FATCA e Istituzioni Finanziarie non statunitensi

FATCA, nella sua forma originale, richiede alle Istituzioni Finanziarie non statunitensi (Foreign Financial Institutions - FFI) di sottoscrivere un contratto (FATCA Agreement) direttamente con l'Autorità Fiscale statunitense (Internal Revenue Service - IRS), impegnandosi ad identificare la propria clientela secondo specifici criteri ed a comunicare all'IRS informazioni anagrafiche e patrimoniali relative ai soggetti identificati come "US Person" e, in forma aggregata, ai soggetti non identificati/non aderenti a FATCA.

FATCA e Accordo Intergovernativo

Molti Paesi, fra cui l'Italia, nel corso del 2012 si sono attivati per sottoscrivere un Accordo Intergovernativo (InterGovernmental Agreement - IGA) con gli USA allo scopo di recepire FATCA nella normativa domestica, semplificandone l'applicazione. Nel caso dell'Italia, a conclusione del negoziato con gli Stati Uniti, in data 10 gennaio 2014 il MEF (Ministero Economia e Finanze) e l'Ambasciatore degli USA in Italia hanno firmato l'accordo intergovernativo per l'attuazione della normativa nel nostro paese.

In questo scenario, quindi, le Istituzioni Finanziarie in Italia non dovranno sottoscrivere accordi diretti con IRS, bensì saranno chiamate ad adeguarsi alla legge italiana in base ai tempi e alle modalità contenute all'interno dei decreti attuativi che saranno pubblicati (e che recepiranno presumibilmente nella quasi totalità quanto già contenuto all'interno dell'accordo intergovernativo). IRS ha tra le altre cose predisposto un registro mondiale all'interno del quale dovranno iscriversi tutti gli istituti finanziari del mondo che rientrano nel perimetro di applicazione della normativa FATCA, entro la fine del 2014. Ogni istituto finanziario avrà così un proprio identificativo univoco mondiale (GIIN).

Per il dettaglio sui paesi che hanno sottoscritto un accordo intergovernativo con gli Stati Uniti (IGA – InterGovernmental Agreement) e per il contenuto dell'accordo controfirmato tra Italia e Stati uniti il 10/01/2014, si può far riferimento alla sezione FATCA del Dipartimento del Tesoro Statunitense (U.S. Department of the Treasury) in continuo aggiornamento. In merito ai decreti attuativi pubblicati in Italia, non appena sarà ratificato l'accordo dal nostro parlamento gli stessi saranno disponibili sul portale del MEF e saranno poi pubblicati in gazzetta ufficiale.

FATCA e impatti per le FFI

All'entrata in vigore della normativa (01/07/2014), le Istituzioni Finanziarie dovranno essere pronte, tra le altre cose a:

  • Identificare correttamente e in modo completo tutti i nuovi clienti che aprono rapporti rilevanti ai fini FATCA, grazie all'adeguamento di procedure e processi di accettazione della clientela e apertura rapporti.
  • Individuare eventuali soggetti statunitensi all'interno della clientela già acquisita (clienti preesistenti - persone fisiche e persone giuridiche) in base ad uno specifico insieme di indizi ricercabili all'interno dei propri archivi elettronici, e avviare contestualmente una verifica sulle informazioni a disposizione (Due Diligence) al fine di confutare o confermare lo status statunitense (US Person).
  • Individuare tra i propri clienti (persone fisiche e persone giuridiche) i soggetti aventi un patrimonio uguale o superiore a 1.000.000,00 $, e avviare contestualmente una verifica rafforzata sulle informazioni a disposizione, in carico ai responsabili della relazione con il cliente.


A partire dal 2015, le istituzioni finanziarie dovranno inviare all'Agenzia delle Entrate un flusso di segnalazione contenenti dati anagrafici e patrimoniali dei propri clienti statunitensi, in base a regole, contenuti e formato che saranno disposti tempo per tempo dall'autorità fiscale italiana.

FATCA e Clientela

Come detto precedentemente, la normativa FATCA prevede che la FFI (banca o altro istituto finanziario) identifichi la clientela Americana, e la classifichi in base al valore del patrimonio detenuto all'interno dei conti dell'istituto. Di seguito si indicano in estrema sintesi le indicazioni da seguire nel caso in cui si tratti di clientela preesistente piuttosto che di un nuovo cliente:

  1. Clientela preesistente (acquisita prima dell'entrata in vigore della normativa – entro il 30/06/2014). La clientela preesistente viene suddivisa in High value account o Low Value Account in base al valore del patrimonio del cliente presso i conti dell'istituto.

    High value Accont (clienti con conti di importo rilevante)
    i soggetti che posseggono sui propri conti un valore pari o superiore a 1.000.000,00 $, vengono classificati con il termine di High value account. Su questi soggetti l'Istituto è tenuto a verificare le informazioni mediante una verifica “una tantum” detta "rafforzata", che aggiunge alla ricerca sugli archivi informatici anche la redazione di un dossier cartaceo analitico, all'interno del quale sono raccolte informazioni fino a 5 anni antecedenti il rapporto. Successivamente a questa fase, è prevista una attestazione periodica annuale, in carico al responsabile della relazione con quel cliente, nella quale si certifica di escludere eventuali elementi che possano far presumere lo status di cittadino americano.

    Lower value Account (clienti con conti di importo non rilevante)
    Per quel che riguarda l'insieme dei clienti preesistenti che hanno sui propri conti un valore minore di 1.000.000,00 $, vengono analizzati e presi in esame solo quelli che hanno, tra le informazioni anagrafiche, eventuali indizi che possono far presumere una cittadinanza statunitense non dichiarata in modo esplicito. Su questo piccolo sottoinsieme della clientela sarà avviata, come detto precedentemente, una fase di Due Diligence.


  2. Nuova clientela (acquisita dopo l'entrata in vigore della normativa – a partire dal 01/07/2014): La nuova clientela sarà censita sulla base delle attuali normative antiriciclaggio di adeguata verifica, a cui sarà aggiunta una certificazione e/o autocertificazione di residenza fiscale. Non è prevista per la nuova clientela la classificazione High o Low value account. E' previsto in ogni caso un controllo annuale, in carico al responsabile della relazione con la clientela, che intercetti eventi specifici che possano avere causato la variazione dello status di cittadinanza americana del cliente ("change of circustances").

1° Luglio 2014: entra in vigore la riforma della tassazione sulle rendite finanziarie

Dal 1° luglio 2014 entra in vigore la nuova tassazione sulle rendite finanziarie (Decreto Legge n. 66 del 24 aprile 2014, convertito dalla Legge n. 89 del 23 giugno 2014).Di seguito le principali novità introdotte dal 1° Luglio 2014.

VARIAZIONE DELL’ALIQUOTA SUI REDDITI DI NATURA FINANZIARIA

Dal 1° luglio l’aliquota sui redditi di natura finanziaria passa dal 20% al 26% sia per gli interessi dei conti correnti e depositi a risparmio sia per la maggior parte degli strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, fondi comuni, pronti contro termine).
Fanno eccezione:

  • i titoli di Stato italiani ed equiparati (ad esempio titoli emessi da enti territoriali quali i comuni e da organismi sovranazionali come la BEI) che conservano la tassazione al 12,5%;
  • i titoli emessi da Stati esteri compresi nella cosiddetta “white list”, elenco di stati e territori che sulla base di convenzioni assicurano un adeguato scambio di informazioni (decreto ministeriale del 4/9/1996 e successive modifiche),ad esempio titoli emessi da Stati Uniti, Germania, Francia ecc., che conservano la tassazione al 12,5%;
  • i fondi pensione e PIP (piani individuali pensionistici) la cui aliquota, per il solo 2014, passa dall’11% all’11.5%.

TASSAZIONE TITOLI OBBLIGAZIONARI

Per i titoli obbligazionari che non rientrano nelle eccezioni sopra riportate, sulle cedole e disaggi di emissione maturati al 30 giugno 2014, nei primi giorni di luglio si provvede ad:

  • accreditare il conto dell’ importo derivante dall’applicazione della nuova aliquota del 26%;
  • addebitare l’importo derivante dall’applicazione dell’aliquota del 20%.

Tale operazione viene effettuata per consentire la corretta applicazione della tassazione al 26% solo a partire dal 1° luglio.

Esempio: obbligazione con cedola semestrale con godimento 01/04/2014 e 01/10/2014

1° fase: sugli interessi maturati dal 01/04/2014 al 30/06/2014 a luglio verrà accreditata l’imposta del 26% ed addebitata l’imposta del 20%;

2° fase: su tutti gli interessi maturati dal 01/04/2014 al 01/10/2014, alla data di godimento della cedola, verrà addebitata l’imposta del 26%.

OICR (FONDI COMUNI DI INVESTIMENTO, SICAV, ETF) E POLIZZE ASSICURATIVE

Anche per i fondi comuni di investimento, le sicav, gli etf e le polizze assicurative l'aliquota di tassazione passa al 26%, limitatamente ai redditi maturati a partire dal 1° luglio 2014. I redditi maturati prima di questa data continueranno a essere tassati al 20%. Se al loro interno sono presenti titoli soggetti all'aliquota del 12,5%, viene comunque mantenuta la riduzione della base imponibile per tenere conto della minore tassazione applicata a questi strumenti.

MINUSVALENZE

In caso di minusvalenze realizzate fino al 30 giugno 2014 queste potranno essere utilizzate per compensare le plusvalenze realizzate dal 1° luglio 2014 limitatamente al 76,92% del loro valore, mentre in caso di minusvalenze realizzate prima del 1° gennaio 2012 potranno essere utilizzate per la compensazione per il 48,08%. Questa diminuzione della percentuale è stata prevista dalla legge per rendere omogeneo il valore delle minusvalenze realizzate in periodi in cui erano applicate aliquote diverse (12,5% fino al 31/12/2011, 20% dal 01/01/2012 fino al 30/06/2014) con il valore delle minusvalenze che si genereranno dal 1° luglio 2014.

AFFRANCAMENTO (per persone fisiche e soggetti assimilati in regime dichiarativo o del risparmio amministrato)

E’ prevista la facoltà di allineare il valore fiscale di carico degli strumenti finanziari presenti in portafoglio al 30 giugno 2014 ai prezzi/valori di mercato in tale data (affrancamento). L’opzione per l’affrancamento non comporta la vendita materiale degli strumenti finanziari e l’accredito del controvalore, ma produce gli stessi effetti fiscali, consentendo di beneficiare ancora della tassazione del 20% sugli eventuali risultati positivi. Le eventuali minusvalenze saranno invece utilizzabili per compensare future plusvalenze nei limiti del 76,92% del loro ammontare.
Di seguito un esempio:

Quantità titolo posseduto al 30 Giugno 2014

Valore fiscale di carico del titolo

Valore al 30 Giugno 2014

Plusvalenza (€)

Imposta sostitutiva (€)

Nuovo valore fiscale del titolo dopo l’affrancamento

100

5

7

200

40 (20% di 200 €)

7

L’opzione per l'affrancamento potrà essere esercitata rivolgendosi alla Succursale di riferimento entro il 30 settembre 2014. Tale opzione avrà efficacia per tutti gli strumenti finanziari (ad eccezione dei titoli di Stato italiani, dei titoli dei Paesi “white list” e degli OICR) inclusi nel medesimo rapporto alla data del 30 giugno 2014 ed ancora detenuti alla data di esercizio dell’opzione. In caso di risultati positivi provvederemo ad addebitare sul conto la tassazione del 20%.

I servizi di investimento

I documenti sottoriportati sono finalizzati ad offrirti informazioni utili alla comprensione dei servizi d'investimento, degli strumenti finanziari e dei rischi ad essi connessi e quindi tali da consentire decisioni consapevoli in materia di investimenti.

Banca Sella

Documento Informativo sui Servizi di Investimento

Strategia di Trasmissione degli Ordini

Strategia di esecuzione degli ordini PCT

Banca Sella Holding

Descrizione Sintetica della Politica di Gestione dei Conflitti di Interesse

Strategia di Esecuzione e di Trasmissione degli Ordini

Banca Patrimoni Sella & C.

Documento Informativo sui Servizi di Investimento

Strategia di Trasmissione degli Ordini

Strategia di esecuzione degli ordini PCT

Conti e rapporti dormienti

Trasferimento somme /valori ed estinzione rapporto

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze con la Legge N. 266 del 23/12/05 (art 1, comma 345) e con il relativo Decreto di applicazione N. 116 del 22/06/07 entrato in vigore 17/08/07 ( G.U . serie generale n. 178 del 02/08/2007) ha disciplinato lo stato giuridico e la destinazione dei cosiddetti "rapporti dormienti" all'interno del sistema bancario nonché del comparto finanziario ed assicurativo.

Quali sono i rapporti che rientrano nella normativa "rapporti dormienti"?

Rientrano nel campo di applicazione del regolamento i seguenti rapporti contrattuali:

  • deposito di somme di denaro, effettuato presso l'intermediario con l'obbligo di rimborso (es. conti correnti, libretti di risparmio nominativi e/o al portatore, certificati di deposito)
  • deposito di strumenti finanziari in custodia ed amministrazione
  • contratto di assicurazione di cui all'art.2, comma 1 del decreto legislativo 7 settembre 2005, nr.209, in tutti i casi in cui l'assicuratore si impegna al pagamento di una rendita o di un capitale al beneficiario a una data prefissata
  • assegni circolari non riscossi entro il termine di prescrizione del relativo diritto (3 anni dalla data di emissione)

per i quali non sia stata effettuata alcuna operazione o movimentazione né a debito, né a credito ad iniziativa del titolare del rapporto o di terzi da questo delegati per il periodo di tempo di 10 anni decorrenti dalla data di libera disponibilità delle somme e degli strumenti finanziari (sono esclusi i rapporti con valore fino a 100 euro).

Di conseguenza le somme "dormienti" confluiranno in un apposito Fondo gestito da una Commissione appositamente nominata con decreto del Ministero dell'economia e delle Finanze.

Le Banche sono tenute ad avvisare i propri Clienti titolari di un rapporto dormiente mediante invio di una raccomandata all'ultimo indirizzo conosciuto se il rapporto è nominativo e pubblicando l'elenco presso le proprie filiali e sul sito internet in caso di rapporti al portatore.

Cosa fare per interrompere la dormienza e quindi il trasferimento di liquidità

Il titolare di un deposito dormiente o un suo delegato regolarmente registrato dovrà entro 180 giorni dalla ricezione della raccomandata per i depositi nominativi, o dalla data di esposizione del presente avviso per i depositi al portatore, effettuare almeno un'operazione dispositiva o un movimento. A titolo esemplificativo interrompono la dormienza: un versamento, un prelievo, una disposizione di pagamento oppure le richieste di continuazione del rapporto.

Le richieste sono da inviare per iscritto, possibilmente tramite raccomandata, alla filiale di competenza e a questo indirizzo: Banca Sella S.p.A - c.a. Ufficio Banking Piazza Gaudenzio Sella n.1 - 13900 Biella

Non interrompono la dormienza tutte le operazioni non disposte dal titolare o da suo delegato quali ad esempio il bonifico effettuato da un terzo.
Nel caso in cui il rapporto dormiente non venga movimentato si provvederà alla chiusura d'Ufficio del rapporto ed al trasferimento delle somme e dei valori al Fondo nei modi e nei termini previsti dalla normativa.

Banca Sella

Banca Patrimoni Sella &C

Banca Sella Nord Est - Bovio Calderari

Banca Sella Sud - Arditi Galati

Conti e Rapporti Dormienti: istruzioni per l'uso

Cos'è l'IBAN?

L'IBAN, International Bank Account Number, è un codice bancario che identifica il conto corrente e la banca. La lunghezza dell'IBAN per l'Italia è fissata in 27 caratteri:

Descrizione Cod Paese Cin Int. Cin Naz. Abi Cab Conto
Esempio IT 11 X 03268 10001 100000000000
Descrizione 2 lettere che indicano la nazione (IT per l'Italia) 2 caratteri numerici di controllo internazionale 1 carattere alfabetico di controllo nazionale 5 cifre che indentificano la banca 5 cifre che indentificano la succursale della banca 12 caratteri alfanumerici che identificano il conto del beneficiario (anteporre eventualmente al numero di conto gli zeri necessari fino al raggiungimento di 12 caratteri)

Dal 1 gennaio 2008, l'IBAN ha sostituito progressivamente le tradizionali coordinate bancarie (ABI, CAB e numero di conto corrente).

Cosa succede se non uso il codice IBAN?

Dal 30 Giugno 2008 l'IBAN sarà obbligatorio e per i bonifici con il codice IBAN errato, incompleto o assente la banca del beneficiario applicherà alla banca dell'ordinante una commissione aggiuntiva di 1 Euro; al verificarsi di questi casi ci vedremo costretti a recuperare tale commissione sull'ordinante il bonifico. Le evidenziamo che, anche in caso di codice IBAN errato, incompleto o assente, non recupereremo alcuna commissione aggiuntiva sia per bonifici disposti tra banche del Gruppo Banca Sella sia per gli ordini permanenti di bonifico disposti a favore di banche non facenti parte del Gruppo.

Utilizzo codice IBAN per le disposizioni di pagamento

Dove trovare il Codice IBAN?

È possibile recuperare il codice IBAN (costituito da 27 caratteri) all'interno dell'estratto conto oppure, per chi usa l'Internet Banking, nella sezione Informazioni/Coordinate Bancarie.

Fare e/o Ricevere un bonifico?

Fare un Bonifico: per effettuare un bonifico basta acquisire il Codice IBAN dei conti correnti dei beneficiari, richiedendolo direttamente ai soggetti destinatari del bonifico che si intende effettuare.
Ricevere un Bonifico: in questo caso il cliente dovrà comunicare il codice IBAN relativo al proprio conto a chi deve eseguire il bonifico a suo favore, ivi inclusi operatori economici ed imprese.

Cosa fare se ricevo lo Stipendio e la Pensione sul conto corrente?

I datori di lavoro della Pubblica Amministrazione e degli Enti pensionistici acquisiranno il Codice IBAN direttamente dalla Banca di riferimento, senza perciò alcun onere o disagio per i beneficiari dei pagamenti.
Anche le aziende del Settore Privato saranno in grado di provvedere autonomamente.
Vi suggeriamo comunque di verificare con il datore di lavoro.

L'introduzione dell'IBAN rientra nei requisiti previsti dalla migrazione a SEPA.

Cosa si intende con "SEPA"?

A partire dal 28 gennario 2008, avrà inizio la migrazione a SEPA, acronimo di Single Euro Payments Area (Area unica di pagamenti in Europa).
SEPA è un obiettivo posto dall'Unione Europea per la creazione di un mercato unico dei pagamenti, all'interno del quale si potranno effettuare transazioni agli stessi costi e con modalità analoghe a quelle che attualmente vengono utilizzate all'interno dei confini nazionali.
Il progetto consentirà a cittadini, imprese ed enti pubblici e privati, indipendentemente da dove si trovano in Europa, di effettuare e ricevere pagamenti in euro, disporre incassi commerciali e utilizzare carte di pagamento con condizioni di base, diritti e obblighi omogenei nei vari Paesi.

Sul piano operativo sono tre i principali strumenti di pagamento coinvolti nell'obiettivo SEPA:

  • Bonifici
  • Incassi
  • Carte di pagamento

Nell'area unica dei pagamenti i servizi che vengono utilizzati abitualmente (bonifici, carte di credito e Pagobancomat, domiciliazione delle utenze, etc.) perderanno la loro natura nazionale e verranno portati su una piattaforma intra-europea, con caratteristiche omogenee.

SEPA include 31 paesi:

  • I paesi EURO (Finlandia, Irlanda, Paesi Bassi, Germania, Belgio, Lussemburgo, Francia, Austria, Italia, Slovenia, Spagna, Portogallo, Grecia e, da gennaio 2008, anche Cipro e Malta).
  • I paesi che utilizzano una valuta diversa dall'euro sul territorio nazionale ma effettuano pagamenti in euro (Regno Unito, Svezia, Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Bulgaria, Romania).
  • Altri Paesi (Svizzera, Norvegia, Islanda, Liechtenstein).

CRS (Common Reporting Standard)

Nell'ambito delle recenti iniziative internazionali di cooperazione nella lotta all'evasione fiscale, l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha predisposto uno standard globale per lo scambio automatico di informazioni tra paesi (Automatic Exchange Of Information - AEOI) basato sul modello introdotto dagli accordi intergovernativi (IGA Model 1) stipulati da diversi paesi con gli Stati Uniti al fine dell'implementazione della normativa statunitense FATCA.
Lo standard OCSE, definito Common Reporting Standard (CRS), prevede, al pari di FATCA, lo scambio automatico annuale tra Autorità Fiscali di informazioni fornite dalle Istituzioni Finanziarie di ciascun paese. L'impatto del CRS è esteso a numerosi paesi e più di 90 i paesi si sono già formalmente impegnati ad implementare il sistema di scambio automatico delle informazioni in relazione ai clienti persone fisiche ed entità fiscalmente residenti all'estero; oltre 50 paesi, tra cui l'Italia attiveranno gli obblighi CRS a partire dal 1° gennaio 2016.
Nel contesto italiano, i primi obblighi CRS sono contenuti nella legge 18 giugno 2015, n. 95 di ratifica dell'accordo intergovernativo stipulato dall'Italia e gli Stati Uniti il 10 gennaio 2014; le Istituzioni Finanziarie italiane pertanto sono chiamate ad adeguarsi ai requisiti previsti dalla normativa locale.

Che cos'è il CRS

Nell’ambito delle recenti iniziative internazionali di cooperazione nella lotta all’evasione fiscale, l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha predisposto uno standard globale per lo scambio automatico di informazioni tra paesi (Automatic Exchange Of Information - AEOI) basato sul modello introdotto dagli accordi intergovernativi (IGA Model 1) stipulati da diversi paesi con gli Stati Uniti al fine dell’implementazione della normativa statunitense FATCA. Lo standard OCSE, definito Common Reporting Standard (CRS), prevede, al pari di FATCA, lo scambio automatico annuale tra Autorità Fiscali di informazioni fornite dalle Istituzioni Finanziarie di ciascun paese.

L’impatto del CRS è esteso a numerosi paesi e più di 90 i paesi si sono già formalmente impegnati ad implementare il sistema di scambio automatico delle informazioni in relazione ai clienti persone fisiche ed entità fiscalmente residenti all’estero; oltre 50 paesi, tra cui l’Italia attiveranno gli obblighi CRS a partire dal 1° gennaio 2016.

Nel contesto italiano, i primi obblighi CRS sono contenuti nella legge 18 giugno 2015, n. 95 di ratifica dell’accordo intergovernativo stipulato dall’Italia e gli Stati Uniti il 10 gennaio 2014; le Istituzioni Finanziarie italiane pertanto sono chiamate ad adeguarsi ai requisiti previsti dalla normativa locale.

Gli impatti per le Istituzioni Finanziarie

All'entrata in vigore della normativa (1° gennaio 2016) le Istituzioni Finanziarie dovranno essere pronte a:

  • Identificare correttamente i nuovi clienti (ovverosia clienti entrati in relazione a partire dal 1° gennaio 2016) persone fisiche e soggetti diversi dalle persone fisiche (entità) che aprono rapporti rilevanti ai fini CRS (financial account di seguito anche “conti”), attraverso l'adeguamento delle procedure e dei processi di accettazione della clientela e apertura rapporti con l’obiettivo di identificare i soggetti fiscalmente residenti all’estero;
  • Attivare specifiche attività di due diligence in relazione ai clienti preesistenti (ovverosia clienti preesistenti alla data del 31 dicembre 2015) al fine di individuare eventuali soggetti fiscalmente residenti all’estero in base:
    • ad uno specifico insieme di indizi (indicia) ricercabili all'interno dei propri archivi elettronici al fine di confutare o confermare lo status di cliente fiscalmente residente all’estero (Lower Value Account);
    • ad una verifica rafforzata sulle informazioni a disposizione, in carico ai responsabili della relazione con il cliente per i soggetti aventi un patrimonio uguale o superiore a 1.000.000,00 $ (High Value Account)
  • Inviare all'Agenzia delle Entrate, a partire dal 2017, un flusso di segnalazione contenente dati anagrafici e patrimoniali dei propri clienti fiscalmente residenti all’estero, in base a regole, contenuti e formato che saranno disposti tempo per tempo dall'autorità fiscale italiana.

Il CRS e la Clientela

Come detto precedentemente, il CRS prevede che l’Istituzione Finanziaria FFI (banca o altro istituto finanziario) identifichi la propria clientela. Di seguito si indicano in estrema sintesi le indicazioni da seguire nel caso in cui si tratti di clientela preesistente piuttosto che di un nuovo cliente:

  • Clientela preesistente (acquisita prima dell'entrata in vigore della normativa - entro il 31/12/2015). La clientela preesistente viene suddivisa in High Value Account o Low Value Account in base al valore del patrimonio del cliente presso i conti dell’istituzione finanziaria.
    • High Value Account (clienti con conti di importo rilevante)
      i clienti titolari di financial account con un valore pari o superiore a 1.000.000,00 $, vengono classificati con il termine di High Value Account. Su tali soggetti l’Istituzione Finanziaria è tenuta a verificare le informazioni mediante una verifica "rafforzata", che aggiunge alla ricerca degli indicia sugli archivi informatici:
      • una ricerca degli indicia nei dossier cartacei relativi al cliente
      • un’attestazione da parte del responsabile della relazione nella quale il responsabile del rapporto certifica eventuali elementi che possano far presumere lo status di cliente fiscalmente residente all’estero, sulla base della propria conoscenza.
      Anche in tal caso, a seguito della rilevazione di indicia, sarà avviata una fase di contatto del cliente affinché lo stesso possa confermare o confutare la rilevazione dell’indicia e dichiarare la propria residenza fiscale estera.
    • Lower Value Account (clienti con conti di importo non rilevante)
      Per quel che riguarda l'insieme dei clienti preesistenti titolari di conti un valore minore di 1.000.000,00 $, vengono analizzati e presi in esame solo quelli che hanno, tra le informazioni anagrafiche, eventuali indizi che possono far presumere una residenza fiscale estera (es. indirizzo di residenza estero, indirizzo di corrispondenza estero). Su questo piccolo sottoinsieme della clientela sarà avviata, come detto precedentemente, una fase di contatto del cliente affinché questo possa confermare o confutare la rilevazione dell’indicia e dichiarare la propria residenza fiscale estera.
  • Nuova clientela (acquisita dopo l'entrata in vigore della normativa - a partire dal 1° gennaio 2016)
    La nuova clientela sarà censita sulla base delle attuali normative antiriciclaggio di adeguata verifica, a cui sarà aggiunta una certificazione e/o autocertificazione di residenza fiscale. Non è prevista per la nuova clientela la classificazione High Value Account o Lower Value account tuttavia, allo stato attuale della normativa, è previsto un controllo annuale, in carico al responsabile del rapporto, che certifica eventuali specificità che, sulla base della propria conoscenza, possano avere causato la variazione dello status di residenza fiscale del cliente ("change in circustances").

Link utili

http://www.oecd.org/tax/automatic-exchange/